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CILE 2012. VIOLENZA DI POLIZIA CONTRO IL POPOLO MAPUCHE, TUTTO IN ASSOLUTA IMPUNITÁ

Ennesimo RAID a Wente Winkul fra i feriti bimbi anche atterriti!

 

Contro madri e bimbi mapuche

 

Dic 2011 ancora contro comunità Mapuche

 

Nov 2011  RAID nella comunità Wente Winkul Mapu

 

Ago 11. Ancora violenza di polizia contro mapuche

 

La polizia contro studenti in sciopero della fame

 

Polizia al Cimitero Generale nel 11 settembre cileno, versione 2011

 

Oggi, prosegue applicazione della Legge Antiterrorista ai minori

 

  

Cile "violazioni al Giusto Processo",

torture e e abusi contro prigionieri politici mapuche

 


Pewmayen in Italia, intervista e concerti PDF Imprimir E-mail
Escrito por Olivia Casagrande/Circoli culturali   
Lunes, 16 de Abril de 2012 10:05

Date dei concerti

Cesena - mercoledì 18 aprile al Circolo Culturale Magazzino Parallelo ore 19

Forlì - Venerdì 20 aprile al Circolo Culturale Recircolo

Firenze - domenica 22 aprile   "Taraballa" ore 20

Sant’Arcangelo di Romagna - mercoledì 25 Aprile in Piazza ore 17.30

NB: Appena possibile comunichiamo  altri dettagli delle date confermate e quelle da confermare: Roma - sabato 21 aprile e Bologna - 24 aprile. Facebook: ecomapuche

Intervista al gruppo musicale mapuche Pewmayen, marzo 2012

 Olivia Casagrande

 Il gruppo di musicisti mapuche Pewmayen, proveniente dal sud del Cile, si trova in tour in Europa dal mese di marzo. Ho incontrato i musicisti in occasione di un’attività organizzata ad Arnhem, in Olanda, da Nadia e Rosario Railaf. Il gruppo, formato da cinque giovani mapuche tra i venti e i trent’anni, mette insieme musica e strumenti tradizionali mapuche con la musica rock contemporanea, creando quello che il gruppo definisce una fusione rock. Si tratta quindi di una forma d’arte che mette in scena le mescolanze che esistono oggi nelle città del sud del Cile, dove i componenti del gruppo vivono e lavorano. Mescolanze che sono l’incontro, che avviene con più forza nelle nuove generazioni mapuche, tra la tradizione, le radici, e la vita nel contesto urbano giovanile di Temuco o Padre de las Casas. 

Si tratta allo stesso tempo di una musica politicamente impegnata, che denuncia la grave situazione di violazione dei diritti fondamentali delle comunità mapuche, che sono oggetto di forte repressione da parte della polizia a causa della loro lotta politica per essere riconosciuti come popolo e per recuperare il loro territorio ancestrale. La fusione rock riguarda quindi anche arte e politica.

 Abbiamo discusso di questi temi con i ragazzi del gruppo, che sono: Angelo Riquelme Ortega (chitarra e strumenti mapuche), Victor Nahuel Huizca (basso e strumenti mapuche), Pablo Sandoval Weche (voce), Rodrigo Riqueme Ortega (chitarra e strumenti mapuche), Carlos Epul Conejero (percussioni e batteria). In una mattinata di sole ci siamo seduti su una panchina di un piccolo parco tra le case nella periferia di Arnhem, io, Pablo, Nahuel e Angelo, tre dei cinque componenti del gruppo, per una breve intervista, che è cominciata con la classica domanda: “quando e dove nasce il gruppo Pewmayen?”

 Pablo: Pewmayen nasce nella IX Regione, nel comune di Padres de Las Casas. L’idea del gruppo risale a  circa 10 anni fa, poi la fusione con la musica rock è arrivata circa da cinque anni, è qualcosa che nasce dalla mescolanza di urbano e rurale che caratterizza la nostra comunità e noi stessi nella nostra identità. 

 Olivia: che cosa intendi con urbano e rurale?

 Pablo:...tutta questa essenza mapuche che sta nella terra mapuche, nella zona rurale, ma anche l’ambito urbano, il fatto di abitare in una città, entrambe queste cose contribuiscono a formare la nostra identità. Ed è qui che comincia questa fusione musicale tra strumenti contemporanei ed elementi come la trutruka, il kultrun, la pifilka,[1] che sono elementi della tradizione ancestrale mapuche.

 Angelo:...si mescolano gli elementi ancestrali con quello che è la contingenza nel mondo mapuche.

 Nahuel: Pewmayen nasce dall’esigenza di creare un modo in più, oltre a quelli che già esistono, per esprimersi rispetto a fatti e situazioni che riguardano il popolo mapuche ma anche la società in generale, in realtà, perché il paese in cui viviamo è uscito da poco da una dittatura militare, e la sua impronta rimane, prima ci sono stati i padri di questo modo di governare e oggi ci sono figli, percui continua la stessa immondizia di sempre...

 Olivia: Qual è la reazione delle persone alla vostra musica, a questa mescolanza dell’ancestrale e del contemporaneo?

 Pablo: Cominciamo dicendo che ci sono altri gruppi che fanno cose simili, ma la cosa particolare è che ci avviciniamo in modo diverso a questo messaggio, a livello musicale arriva molto bene al pubblico, è più digeribile, diciamo, per l’orecchio. Ci confrontiamo con diversi tipi di pubblico, possono essere bambini, adulti, mapuche o non mapuche...ma anche nell’ambito nettamente musicale Pewmayen in generale si confronta con un pubblico che è disposto ad ascoltarlo, questo è il nostro strumento perché si conosca la contingenza mapuche. Dentro alla nostra musica c’è un messaggio, per questo utilizziamo uno strumento per un obiettivo finale, che è la denuncia tramite la musica.

 Olivia: Quindi si può dire che siete impegnati nella lotta politica attraverso lo strumento artistico della musica?

 Pablo: Sì, in realtà si tratta di una trincea differente, la contemporaneità mapuche a parte la lotta territoriale è caratterizzata da altre lotte, noi abbiamo scelto questa perché amiamo la musica del nostro popolo, tutto comincia da lì. Da lì fino ad arrivare a denunciare attraverso il canto, e facendolo con la fusione rock mapuche il messaggio arriva alle nuove generazioni. E le persone più adulte che ci ascoltano in genere lo ritengono un buon modo di protestare.

 Angelo: Bene, come diceva Pablo, a noi tocca questo ruolo, è il modo in cui noi possiamo appoggiare il movimento, attraverso la musica, il rock. A noi in particolare piace il rock, abbiamo sempre ascoltato rock. E io credo che il rock sia la musica giusta per questa causa, per la sua forza, il suo contenuto...per questo il rock, a parte il fatto che mi piace molto.

 Nahuel: Il ritmo mapuche crea la base sonora di tutta la nostra ritmica, la musica tradizionale, e da lì la adattiamo agli strumenti attuali, a questa maniera occidentale di fare musica, il rock è ciò che ci porta qui e anche quello che ci unisce, con un fine comune, perché io credo che se non fosse per fare rock staremmo facendo qualcos'altro, non saremmo qui.

 Pablo:...questo è il punto in cui nasce Pewmayen, il fare, la contingenza sociale, perché avremmo potuto fare qualsiasi altra cosa, perché musicalmente ognuno di noi ha la propria esperienza, però abbiamo scelto questa strada, e io credo che a livello di spiritualità mapuche ognuno è fatto per fare una certa cosa, e noi siamo fatti per questa! Non credo che ci tireremo indietro, anche se ci criticano, non ci tireremo indietro perché siamo impegnati nella lotta già da tempo, non faremo un altro tipo di musica che non sia la denuncia o la lotta sociale. La denuncia. Oltre al rock, il nostro genere musicale è la denuncia.

 Olivia: Potreste raccontare quel è la situazione che vive oggi il popolo mapuche?

 Nahuel: La lotta mapuche è la stessa di molti popoli che vivono oppressi, oggi vediamo la repressione durante le manifestazioni, nelle stesse comunità in cui la polizia entra e distrugge tutto, senza nessun rispetto neppure per gli stessi cileni, perché vediamo anche come stanno trattando oggi la popolazione di Aisén[2]...

 Pablo:...il modo in cui è stato militarizzato il territorio delle comunità, il fatto che per esempio rimanga impunito un poliziotto che assassina un giovane mapuche[3], il fatto che la polizia eccede nell’attuare con la forza...da tutto questo ha origine la denuncia tramite le canzoni, la denuncia tramite l’energia della chitarra...poterlo dire a viva voce, contro il governo, che risulti chiaro questo messaggio che non appare nella stampa, nei mezzi di comunicazione, ma Pewmayen sì lo dice. E dice che ci sono assassini all’interno dello stato cileno che sono protetti dalla sua stessa legislazione. 

 Angelo:...e che la gente reagisca e si renda conto di quello che sta facendo il suo stesso governo...

 Pablo:...parliamo di una manipolazione mediatica molto forte, queste notizie non escono, e lì appare Pewmayen, perché ci si renda conto che si viene manipolati, sia attraverso la stampa scritta che attraverso la televisione, e questo bisogna dirlo, per molto tempo tutto questo è rimasto silenziato, ma io credo che con la nascita di gruppi come Pewmayen si apre uno spazio per queste persone che hanno bisogno di essere ascoltate.

Angelo:...e per persone che hanno bisogno di ascoltare...

 Olivia: Quindi questo è anche il significato che ha il vostro tour in Europa...

 Angelo:..sì, denunciare quello che sta succedendo in Cile.

Pablo: Il tour parte da questo, dal fatto di avere contatti con fratelli mapuche e non mapuche che appoggiano questa causa. Diciamo, da lì parte quest’idea di fare il tour, e poter dire in questa terra che il governo cileno non sta rispettando un popolo indigeno che c’era prima di loro, il popolo mapuche che è vivo e non sta in un museo, è vivo, abita nella sua terra, e il governo cileno non lo riconosce. Parliamo di una cosa che si chiama essere giusti, e di giustizia, e la giustizia in Cile non esiste.

 Olivia: Com’è andato il tour fino adesso? Dove siete stati, dove andrete, com’è stata la reazione della gente?

 Pablo: Siamo arrivati in Francia, a Besançon, con il peñi[4] Jacinto Hidalgo, poi a Bruxelles con Pavel, con Nathalie, con Mario...e la gente, parliamo di una solidarietà di coscienza, loro sanno quello che soffre il nostro popolo, e c’è sempre stata una ricezione molto buona da parte del pubblico, diciamo a livello musicale piace molto questa fusione, e anche a livello di messaggio, e ci dicono, e ci abbracciano, continuate ad andare avanti! E questo ci fa andare avanti....noi siamo qui per il nostro popolo, questo ci ha portato qui, questo è quello che ci muove, che continuerà a farci muovere, e ci rimangono ancora paesi in cui andare, lamgen e peñi da conoscere, è molto emozionante abbracciare un peñi qua, e potergli dire: “non sei solo peñi nella tua lotta! Se ti hanno esiliato noi ti portiamo la terra mapuche!”

 Nahuel: E dal momento che in Europa vivono molte persone che provengono da luoghi diversi, c’è molta gente che viene da popoli che sono oppressi, e nonostante la lingua, le parole che sono principalmente in spagnolo, siccome siamo nella stessa lotta, loro in qualche modo senza capire le parole comprendono la forza e l’energia...

 Pablo:...per esempio, improvvisamente nella nostra musica entra la trutruka, con i suoni e i ritmi della nostra terra, e le persone senza conoscere quello di cui stiamo cantando, senza capire la parole, riescono a sentire questa passione mapuche che sta dentro questi suoni, loro la riescono a sentire, e dicono “non capisco questa lingua né niente  però so e riesco a sentirti...” e ti abbracciano! Una lamgen, un’amica, una sorella palestinese, ci ha detto: “riesco a capirlo”, così, con il traduttore vicino! Così, che riusciva a capire questo, e che la sua lotta non era tanto diversa, e questo conforta l’anima, e ovviamente da la voglia, più voglia di andare avanti perché sai che il tuo lavoro di anni non è in vano, che in qualche modo sta risultando quello che hai pianificato, riuscire a trasmettere questo messaggio.

 Olivia: Quello di cui abbiamo parlato rispetto alla fusione rock della vostra musica riguarda anche la vostra vita quotidiana in Cile, perché voi vivete in città però avete questa connessione con il mondo rurale delle comunità mapuche...

 Nahuel: Certo, abbiamo questa connessione con le comunità, non la scioglieremo mai perché è lì che sta in sé la vita mapuche, vivere una vita mapuche nella città io credo che sia quasi impossibile...essere mapuche nella città è un’utopia. Allora io credo che saremo sempre legati, e avremo sempre la necessità di tornare lì, lì sta la nostra forza. Questo è ciò che cerchiamo lì, la nostra forza, in tutti i sensi, forza spirituale, forza della conoscenza...nella comunità ci arricchiamo sempre. Anche se ci dà un po’ di tristezza vedere che già sono arrivate molte idee winka[5]. Per esempio per quanto riguarda l’energia elettrica, che è un grande benefico però ha le sue conseguenze. Un fattore negativo è la televisione, oggi le conversazioni che si facevano ogni giorno a pranzo, tutti riuniti, si sono trasformate nel momento delle serie televisive. Allora qualcosa si perde nella comunicazione, si diventa sempre più individualisti. Io credo che l’essenza degli europei sia la vita individuale, di questo ci siamo resi conto...ma lì abbiamo sempre vissuto in comunità. Per esempio, tutti si siedono a mangiare, se manca uno lo aspettiamo e soltanto quando arriva cominciamo a mangiare, questa è una cosa, un’idea, questo è mapuche. Ma oggi tutto ciò viene represso dalla televisione e da altre maniere di pensare che ci dividono, e io credo che tutti quelli che sono poteri fattici, del governo, delle grandi imprese, si approfittano di questi poteri dissuasivi, persuasivi, e poi arrivano loro con le loro ideologie e ci dividono ancora di più.

 Pablo: Siamo figli di un processo, di un processo in un territorio in cui sono successe molte cose, e soprattutto al nostro popolo, noi siamo figli di questo, bisogna riconoscerlo, saremmo ipocriti se dicessimo: “no, siamo mapuche al cento per cento!”. Menzogna. Sì siamo figli di una transizione che ancora è in corso: il passaggio da una dittatura a un’altra dittatura e poi a un’altra dittatura...! E il mapuche deve andare avanti come mapuche! Però con tutto questo quando sei per strada o a casa tua non sei mapuche...bisogna sentire il mapu, chiedergli che ti appoggi, che ti sostenga, che ti aiuti, credo che ci porti a convivere bene con tutto questo. Anche tutto il cemento fa male al mapuche, stare chiuso dentro, tra quattro pareti. E in Cile stanno scomparendo luoghi in cui crescono le piante native, perché si stanno coltivando tutti questi pini ed eucalipti, che distruggono la terra. E soprattutto nel territorio da cui veniamo noi siamo invasi da tutto questo e poi non avremo un posto dove andare...

 Olivia: Potresti spiegare meglio il fatto che siete figli di una transizione?

 Pablo: Vediamo, guarda, ad esempio noi siamo nati negli anni ’80, ’81, ’82, ’83, e da lì in avanti, Campana è nato nel ’90. E succede che quando hai otto o nove anni cominci a vedere che il tuo paese non è...cioè, perché vedi militari, fermi all’angolo, con mitragliette, vengono a prendere il tuo vicino con un camion, e non torna più...e cominci a farti delle domande. Dopo tutto questo, arriva il plebiscito, il sì e il no. Alla fine, è rimasta la stessa cosa. Cioè, è rimasto lo stesso. È arrivata la democrazia, come dicono loro, e recentemente è passata nelle mani dei figli di Pinochet, di nuovo. Quindi noi in questo processo, guardiamo questo processo politico, ma anche attraverso il nostro modo di pensare, del nostro popolo. Arriva questa transizione e tu come essere umano che cosa fai, continui ad essere parte di questa politica, sei a favore o contro? Prima di tutto c’è il fatto di difendere il tuo popolo, e da lì nasce tutta questa invenzione, di musica, di messaggio, e tutto, per questo scontento, che il governo non ha saputo relazionarsi con i primi che abitarono questa terra. Da lì nasce la fusione rock con la denuncia, perché in tutto questo processo sono successe molte atrocità. C’è la lista di detenuti e scomparsi, delle persone che abitavano in città, ma nessuno si è preoccupato, nessuno ha chiesto quanti peñi  hanno assassinato e li hanno buttati nel fiume! Ci sono persone che ancora piangono loro padre o loro figlio, che i militari hanno preso e portato via e basta! E nessuno fa niente. Credo che questo sia qualcosa di molto doloroso per le famiglie. E per questo c’è Pewmayen, per portare avanti anche queste cose...o anche per gli stessi peñi che hanno mandato qui, che sono stati esiliati. Prova a immaginare come dev’essere per un peñi o una lamgen portarlo via dalla sua terra e mandarlo in una terra totalmente differente...che cosa succede con il suo mapudungun, cosa succede con il kimun[6], che cosa succede con tutta questa essenza mapuche...è come strappare una pianta e portarla nel deserto! Questo è successo, per questo capiamo i peñi, per questo Pewmayen dice che sta con i peñi esiliati, che sente anche il loro dolore.

 Angelo: Rispetto al fatto che siamo figli di una transizione, nel ’70 c’è stato il golpe di stato e poi la dittatura militare, e quello che sta succedendo adesso, il problema della salute, dell’educazione, della terra, tutto questo sono le conseguenze della dittatura, quello che ha lasciato.

 Terminiamo l’intervista su questo tema del passaggio dalla dittatura alla democrazie che sembra come sospeso, non compiuto, non abbastanza netto, non del tutto reale. E chi oggi ha vento o trent’anni si trova a fare i conti con un passato pesante e un presente che ne porta ancora le tracce.

Finiamo con i ringraziamenti, e qualche considerazione su come è stato possibile per il gruppo venire in Europa:

 Pablo: Per terminare vorremmo ringraziare i peñis che ci hanno accolto qui in Europa, a Besanson, alle loro famiglie che ci hanno accolto, in Belgio, adesso in Olanda, andremo poi a Oslo, a Malmo, poi a Parigi, a Losanna, in Svizzera, in Italia, la lamgen Violeta. A loro moltissime grazie, per questo io credo che sono già parte di Pewmayen e del suo messaggio. Un ringraziamento va anche in Cile, a chi ci appoggia da casa, perché io credo che se non fosse per la forza che ci hanno dato per venire qua...loro ci danno la forza da lì per continuare ogni giorno, per continuare a denunciare quello che sta succedendo al nostro popolo in Cile ma anche agli stessi cileni, ad Aisén per esempio, perché in realtà in Cile l’ingiustizia è uguale per tutti!

 Pablo: Per venire qui abbiamo ricevuto appoggio, questo bisogna dirlo. Nel comune in cui abitiamo, Padres de las Casas, abbiamo ricevuto appoggio morale, ma anche appoggio economico da parte della municipalità. E anche di questo ringraziamo. Sanno il messaggio della nostra musica e anche così sono sempre stati ben disposti ad appoggiarci, perché il gruppo merita di andare in Europa, per l’appoggio alle comunità mapuche, per l’appoggio agli studenti, per essere presenti gratuitamente alle attività. Il fatto di appoggiarci con i soldi per i biglietti aerei è stato come un riconoscimento.

 Nahuel:...e non credano che cambieremo il messaggio!...io credo che qualcuno più in alto di loro si starà chiedendo il perché...perché ci hanno dato i soldi...qualcuno ha detto “la municipalità li ha mandati”, ma non è stato così, è stato appunto un riconoscimento. Noi abbiamo chiesto. Non siamo andati a pregare “per favore...”

 Pablo: abbiamo chiesto e loro hanno detto “sì, vi appoggiamo”

 Nahuel:...perché in ogni caso avremmo trovato i mezzi, lì o da qualche altra parte...

 Angelo:...e bisogna anche dire che i soldi non sono loro, ma sono di tutti...

 Nahuel: E questo era Pewmayen dal vivo...!

 Pablo:...grazie mille italiana...

 Nahuel:...e adesso ascoltiamo la vostra musica preferita:

 


[1]Si tratta di strumenti musicali della tradizione mapuche: la trutruka e la pifilka sono strumenti a fiato, mentre il kultrun è un tamburo.

[2]Nahuel si riferisce agli ultimi avvenimenti che hanno visto una brutale repressione delle proteste nella provincia cilena di Aisén, in cui gli abitanti si sono opposti al continuo sfruttamento delle risorse naturali e protestano per le difficili condizioni di vita in cui si trovano a vivere.

[3]Pablo si riferisce al fatto che negli ultimi anni ci sono stati tre ragazzi, attivi nella lotta di rivendicazione mapuche, uccisi dalle forze di polizia: Alex Lemun (nel 2002, 17 anni), Matias Catrileo (nel 2008, 22 anni), Jaime Mendoza Collio (nel 2009, 24 anni).

[4]Peñi  e lamgen e sono due termini mapuche che indicano fratellanza e vengono utilizzati per rivolgersi all’altro nella società mapuche, una traduzione approssimativa potrebbe essere “fratello” e “sorella”.

[5]Winka è un termine mapuche che si riferisce a ciò che estraneo, “non-mapuche”.

[6]Mapudungun è la lingua mapuche, kimun è la saggezza tradizionale mapuche, la conoscenza.

 

Alcuni video:

Afafan http://www.youtube.com/watch?v=9L32cSenVlw&feature=youtu.be

Hacia el Pewmayen http://www.youtube.com/watch?v=9zumTPmToV8&feature=related

Weichafe Alex Lemun  http://www.youtube.com/watch?v=AeIjyN-bgRU&feature=related

 

 

Última actualización el Lunes, 16 de Abril de 2012 11:18
 

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